venerdì, Aprile 4

Le borse mondiali chiudono l’anno in ordine sparso

I mercati si apprestano a chiudere l’anno senza particolari emozioni. La settimana in corso ha visto tutte le borse principali tirare il freno sull’onda di prese di beneficio che puntano ad incassare i guadagni di un generoso mese di dicembre, che ha seguito un altrettanto arrembante novembre, scattato al rialzo dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali USA.
In realtà solo i principali indici europei (Dax ed Eurostoxx50) e, tra quelli americani, il Dow Jones sono riusciti a protrarre il rally fino a Natale, per riservare solo a quest’ultima settimana la prevalenza delle prese di beneficio. Sia SP500 che il Nasdaq e, in Asia anche il Nikkei giapponese, hanno marciato spediti solo poco oltre la metà di dicembre, per poi esaurire la spinta rialzista in una fase laterale dove le vendite hanno eguagliato gli acquisti ed a tratti li hanno anche sopravanzati.
Si tratta comunque di correzioni non particolarmente rilevanti, che lasciano aperta la porta ad una possibile ripartenza da lunedì prossimo, quando verrà voltata la pagina e si cominceranno ad imbastire le strategie per il 2017.
Molti mercati emergenti sono invece addirittura in sofferenza e debbono registrare una caduta nella polvere del ribasso proprio nel bimestre che ha beneficiato particolarmente le economie più mature. La forza del dollaro ed il rialzo dei rendimenti in USA ha reso più difficile la vita di parecchie tigri asiatiche che hanno basato le loro fortune passate sull’indebitamento in dollari ed ora vedono sempre più faticosa la sostenibilità dei loro debiti e subiscono fuoriuscite di capitali. Ma anche i mercati azionari di due colossi ormai emersi, come l’India e la Cina sono scesi in modo significativo tra novembre e dicembre. Scontano entrambi le prospettive poco rosee per il commercio mondiale che disegnerà il protezionismo Trumpiano. Inoltre l’India ha aggiunto politiche monetarie poco liberali per cercare di ridurre l’uso del contante. La Cina paga l’ostilità futura con l’America di Trump, che frenerà probabilmente l’interscambio con gli USA, e la fuoriuscita di capitali, che spingono la moneta alla svalutazione. Neanche il terzo componente dei BRIC, cioè il Brasile, che è alle prese con la recessione e il difficile avvicendamento politico al vertice, ha beneficiato del tocco di Trump, ed è arretrato rispetto ai valori di inizio novembre. L’unico BRIC che si è allineato all’andamento delle borse occidentali è  la Russia, che ha beneficiato del rialzo dei prezzi del petrolio ma soprattutto del mutamento del clima dei rapporti USA-Russia che Trump ha promesso. Anche il forte protagonismo bellico in Siria ed Iraq contribuisce a rafforzare l’immagine russa ed attirare investimenti stranieri.
A proposito dei rapporti tra USA e Russia desta non poche perplessità l’ostilità che Obama sta manifestando nei confronti della Russia. Non che abbia torto. La spregiudicatezza di Putin si è fatta sempre più eclatante e in occasione delle elezioni USA ha raggiunto livelli da film, grazie all’uso degli  hacker per favorire la vittoria del ricco amico Donald. Sarebbe stato opportuno prendere contromisure al momento dell’attacco informatico, invece di dormire. Certamente a nulla serve imporre sanzioni ora, sapendo che tra 20 giorni verranno rimosse dal suo successore, che ammira Putin. E’ un gesto inutile di ripicca, che giunge tardivo e rischia di oscurare ulteriormente la sua immagine proprio nel momento del ritiro dal palcoscenico politico mondiale. Un’immagine che esce assai ridimensionata dal doppio mandato che si sta concludendo, ben al di sotto delle enormi aspettative che l’arrivo del primo nero alla guida del mondo avevano suscitato.
L’anno per il nostro indice Ftse-Mib finisce con qualche acciacco, ed anche ieri è stato perso un altro po’ di terreno. La colpa è ancora delle incertezze bancarie, dopo i paletti messi dalla Vigilanza BCE all’aumento di capitale MPS ed all’applicazione del decreto salva-banche, mentre si sgonfia momentaneamente la speculazione sulla battaglia Mediaset-Vivendi.
Non si può certo dire che il movimento rialzista, partito a fine novembre con la riscossa dei bancari, sia finito. Anche la debolezza bancaria per ora va interpretata in senso correttivo e non rivela ancora un’inversione di tendenza del sentimenti positivo che si è imposto sul settore.
Diciamo che si vede un pullback, fisiologico e persino benvenuto, dato che serve a scaricare un po’ di eccesso e potrebbe permettere ai compratori di rifarsi sotto al ritorno dalle vacanze natalizie.
Lo verificheremo il prossimo anno. Auguri.
Pierluigi Gerbino www.borsaprof.it